Il Doomsday Clock, l’Orologio dell’Apocalisse creato nel 1947 dagli scienziati del Bulletin of the Atomic Scientists, segna oggi 89 secondi dalla mezzanotte: il punto più vicino di sempre a una possibile catastrofe globale. Tra crisi climatica, tensioni nucleari, rivoluzione dell’intelligenza artificiale e nuove pandemie, il mondo attraversa una fase di fragilità senza precedenti. Non è allarmismo, ma un segnale: ogni scelta politica, tecnologica e sociale può spostare quelle lancette.
L’accordo tra Trump e l’Unione Europea introduce da agosto un dazio del 15% su molte esportazioni europee. Un colpo che potrebbe pesare sul Made in Italy: vino, olio, formaggi, moda, auto e farmaceutica. Ma forse il vero problema non è solo esterno. In un mondo sempre più protezionista, l’Italia continua a importare circa il 20% dell’energia che consuma. Con sole, vento e geotermia disponibili, la domanda diventa inevitabile: stiamo davvero costruendo la nostra autonomia economica?
Una lettera attribuita a Donald Trump indirizzata al premier norvegese Jonas Gahr Støre riaccende il dibattito globale su potere, geopolitica e sicurezza internazionale. Al centro della polemica: il controllo della Groenlandia, il ruolo della NATO e il fragile equilibrio tra cooperazione e dominio. Ma la domanda più inquietante è un’altra: come siamo arrivati al punto in cui parole simili diventano materia di discussione politica invece che un campanello d’allarme?