Niente smartphone, niente social, niente notifiche. Nel 1995 la giornata iniziava con la radio, i giornali di carta e un telefono con il filo in corridoio. Le relazioni erano meno immediate ma forse più autentiche. Un viaggio nostalgico in un’epoca in cui eravamo meno connessi digitalmente… ma forse più connessi tra persone.
L’accordo tra Trump e l’Unione Europea introduce da agosto un dazio del 15% su molte esportazioni europee. Un colpo che potrebbe pesare sul Made in Italy: vino, olio, formaggi, moda, auto e farmaceutica. Ma forse il vero problema non è solo esterno. In un mondo sempre più protezionista, l’Italia continua a importare circa il 20% dell’energia che consuma. Con sole, vento e geotermia disponibili, la domanda diventa inevitabile: stiamo davvero costruendo la nostra autonomia economica?
Una lettera attribuita a Donald Trump indirizzata al premier norvegese Jonas Gahr Støre riaccende il dibattito globale su potere, geopolitica e sicurezza internazionale. Al centro della polemica: il controllo della Groenlandia, il ruolo della NATO e il fragile equilibrio tra cooperazione e dominio. Ma la domanda più inquietante è un’altra: come siamo arrivati al punto in cui parole simili diventano materia di discussione politica invece che un campanello d’allarme?
Viviamo nell’epoca delle connessioni infinite: social, chat, notifiche e storie che scorrono senza sosta. Eppure proprio la generazione più connessa di sempre è anche quella che si sente più sola. Tra vite perfette mostrate online e fragilità nascoste dietro uno schermo, nasce una domanda scomoda: stiamo davvero creando relazioni… o solo mostrando versioni di noi stessi?
ChatGPT e l’intelligenza artificiale sono tornati al centro del dibattito pubblico: per qualcuno rappresentano una minaccia per le relazioni umane, per altri un rifugio emotivo per chi si sente solo. Ma forse la vera domanda non riguarda la tecnologia. Riguarda noi. In una società sempre più connessa e allo stesso tempo sempre più isolata, l’AI rischia di diventare lo specchio delle fragilità umane più profonde.